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Sciopero dei lavoratori dell’Outlet: dov’è la politica?

Con il cosiddetto decreto “Salva Italia” varato nel 2011 è stata disposta una totale deregolamentazione del regime fin qui vigente in materia di orari e di aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali.
"Sei anni da liberalizzati”, in cui Confesercenti continua a denunciare le storture, le incongruenze e gli effetti che la deregulation in atto sta causando nei nostri settori.

Sciopero dei lavoratori dell’Outlet: dov’è la politica?

Con il cosiddetto Decreto “Salva Italia”, varato nel 2011, è stata disposta una totale deregolamentazione del regime fin qui vigente in materia di orari e di aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali.
“Sei anni da liberalizzati” in cui Confesercenti continua a denunciare le storture, le incongruenze e gli effetti che la deregulation in atto sta causando nei nostri settori.
Dov’è la politica? Dove sono i politici che nei pubblici incontri si ergono a paladini dei commercianti e dei piccoli imprenditori e in sei anni non sono riusciti a far approvare gli svariati disegni di legge che giacciono in Parlamento?

Nel 2014 la Camera aveva approvato il Disegno di Legge di riforma che si auspicava apportasse significative migliorie. A fronte di una richiesta di chiusura obbligatoria per tutti di 12 giornate all’anno (1 gennaio, 6 gennaio,25 aprile,Pasqua e lunedì di Pasqua,1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1 novembre, 8 dicembre, 25 dicembre, 26 dicembre), è stata approvata una tabella di chiusura per 6 giornate,affidate alla scelta di ogni singola  azienda commerciale.
Invece, a causa di molti emendamenti presentati al Senato e all’azione lobbistica della Grande Distribuzione, tutto resta immutato, permanendo la vigente liberalizzazione totale.
Uno degli obiettivi fondamentali della liberalizzazione era garantire una maggiore concorrenza delle imprese. Di fatto si è ottenuto il risultato opposto, favorendo solo centri commerciali, supermercati ed outlet.

A fronte di migliaia di negozi che continuano a chiudere nella totale indifferenza della politica, che notte tempo si preoccupa solo di cancellare i voucher che erano una risposta, se pur minima, all’emersione del lavoro nero, si sbandierano posti di lavoro dell’Outlet e dei centri commerciali. Ma la realtà è ben diversa e basta parlare con gli uffici legali di sindacati e non solo per vedere emergere storie umane di contratti precari.
Anche i sindacati si sono mobilitati per far tornare questo argomento nell’agenda del Governo e siamo molto lieti. Ma la classe dirigente politica si accorge che le città si stanno spegnendo e che il comparto del commercio di vicinato è destinato ad estinguersi se non si interviene con una riforma seria e reale?

L’impatto della deregulation sulle PMI del commercio è stato calcolato dall’Ufficio Studi di Confesercenti ed ha registrato, in questi 6 anni, una riduzione delle vendite per la piccola distribuzione, che varia dal 10 al 12%: un vero e proprio tracollo. In soli due anni si sono persi 24mila lavoratori dipendenti e 81mila lavoratori autonomi (titolari e loro collaboratori familiari).
 
Durante questi anni di crisi, la recessione ed i cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie hanno fatto sì che si riducessero molto le vendite del commercio in sede fissa e si mettesse in atto una redistribuzione interna delle stesse. Oltre la crisi, ha pesato certamente l’accresciuta incidenza dell’e-commerce, ed è sempre più probabile che il futuro sia caratterizzato da una fase di concorrenza fra le varie reti distributive: grande distribuzione, distribuzione tradizionale e commercio online, con la vittoria finale delle imprese che riusciranno ad ibridarsi meglio. Nel frattempo, però, c’è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi” – dichiara Sergio Guglielmero, Presidente provinciale di Confesercenti.

Mancano i soldi, non il tempo per spenderli.